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La Materia della violenza sessuale – Intervista all’avv. Mario De Caprio
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Reati ex artt. 609 bis, ter, quater, … decies. L’intera materia della violenza sessuale è stata riformata interamente da oltre quindici anni.

Chiediamo oggi all’Avv. Mario De Caprio, noto penalista e cassazionista del Foro di Roma, lo spirito di questo nuovo istituto.

Avv. Mario De Caprio: La materia della violenza sessuale, un tempo suddivisa a seconda della gravità dell’atto subìto, comportava molto spesso, ai fini della conoscenza, gravi umiliazioni per la donna.
Il legislatore pertanto con la L. 15 febbraio 1996 n. 66 ha inteso porre ogni tipo di violenza sotto un unico divieto in relazione esclusivamente all’atto sessuale: ove ogni costrizione di qualunque genere costituisce lo stesso reato, salvo la modulazione della pena a seconda della maggiore e minore gravità dell’azione.
D: Ma allora qual’ è il vero significato della riforma?
Avv. Mario De Caprio: Il fatto rivoluzionario di grande valore civile, è che dopo tale riforma non è più la persona offesa a dover dimostrare il tipo di violenza subìto, ma è l’imputato a dover provare che l’atto da lui compiuto era di minore gravità .
Alla parte offesa basterà denunciare e dimostrare di aver subìto un atto sessuale in modo violento e contro la sua volontà.
D: Ma in questo modo si potranno anche verificare accuse fantasiose e calunniose con il rischio di portare in carcere persone innocenti.
Avv. Mario De Caprio: Questo purtroppo avveniva anche prima della riforma. Infatti la maggiore severità della pena non dovrà mai costituire leggerezza o approssimazione nelle investigazioni e nell’accertamento della verità.
È mia opinione che grandissima attenzione dovrà essere posta quando l’accusa è rivolta contro il partner, un amico, un familiare o anche un conoscente.
Questo perché mentre l’accusa nei confronti di uno sconosciuto porta un totale disinteresse dell’accusatore, tale non potrà dirsi se l’accusa è elevata nei confronti di un conoscente, potendo essere essa il frutto di altre situazioni.
Ma la cautela massima dovrà essere spesa quando l’accusa è rivolta nei confronti di un partner stabile o occasionale, cui fino a poco prima è concesso ciò che poi si nega: sono quelle situazioni in cui si sono verificate le maggiori ingiustizie.

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